Il Tribunale Disciplinare del Consiglio di Stato di Al-Buhaira ha emesso la motivazione della sentenza nel procedimento a carico dell’imputata, nota sui media come il “Medico di Kafr El-Dawar”, condannandola a sei mesi di sospensione dal servizio con l’accusa di divulgazione del segreto professionale.
Motivazioni della Sentenza Contro il Medico di Kafr El-Dawar
Nella motivazione si legge: In conclusione, il tribunale rileva che data l’importanza e la gravità del fatto costituente violazione per la collettività, ciò ha spinto la corte a soffermarsi nell’illustrarne cause, manifestazioni, mezzi di contrasto ed eradicazione, in adempimento al ruolo sociale delle sentenze. Ruolo che non si limita alla sola punizione di chi ha deviato dal retto cammino, ma anche a suonare un campanello d’allarme per richiamare l’attenzione della società sui fatti portati al suo cospetto, che la impegnano nel suo complesso ad affrontarli (sentenza del Consiglio di Stato in Appello n. 43350 dell’Anno Giudiziario 64, udienza del 13/6/2020).
La motivazione prosegue: In questa prospettiva, e per il suo legame con la realtà sociale contemporanea, il tribunale fa presente di aver recentemente constatato il diffondersi di un fenomeno per cui una fascia non trascurabile della popolazione utilizza la cosiddetta diretta “live” – la trasmissione in streaming in tempo reale sul social network Facebook e su altre piattaforme. Al verificarsi di qualsiasi evento o situazione che coinvolga i titolari di questi account o altre persone, ovunque si trovino, il titolare apre la fotocamera del proprio cellulare, filma ciò che sta vivendo lui stesso o altri, e lo trasmette in diretta sulla propria pagina personale tramite il proprio account.
La motivazione aggiunge: Ciò avviene sia a scopo di notorietà, per incrementare i follower, per un guadagno materiale derivante dalla diffusione del video, sia per un genuino intento di consiglio, orientamento, educazione o condivisione con i propri follower dell’esperienza vissuta, o per qualsiasi altro fine – intenzioni che risiedono nel cuore dei titolari di queste pagine e note solo a Dio. Ne consegue un fenomeno divenuto nuovo per la società egiziana, in quanto viola la sacralità e la privacy altrui filmando le persone senza il loro consenso e ledendo il loro diritto alla riservatezza. Questa rivoluzione tecnologica dei social network avrebbe potuto avere un impatto positivo sulla vita dei cittadini.
La motivazione afferma inoltre: Tuttavia, il loro uso improprio ha avuto in molti casi un impatto negativo chiaro e tangibile sugli altri, comportando violazioni della sacralità della vita privata di alcuni individui e, in alcuni casi, atti potenzialmente idonei a turbare l’ordine e il buon costume, o comunque atti di ingiuria, diffamazione, calunnia, ricatto e abuso. Gli utenti di questi account devono pertanto agire con cautela nell’esercitare il proprio diritto di pubblicazione, soppesando il potenziale danno rispetto a qualsiasi beneficio che ne possa derivare. Nella cosiddetta diretta “live”, una persona appare e inizia a discutere pubblicamente di questioni, segreti e dettagli – sia su se stessa che su altri (se anche veri in primo luogo, e non inventati) – che non avrebbe dovuto menzionare alla vista di tutti, per rispetto della sacralità e della privacy della vita dei cittadini e delle tradizioni e consuetudini sociali osservate nella società egiziana.
Prosegue: Pertanto, il tribunale esorta tutti i membri della società, compresi i dipendenti pubblici, a utilizzare internet in generale e i social network in particolare nei limiti e nello scopo per cui sono nati: il trasferimento facile e rapido di informazioni e dati, e una comunicazione fluida e immediata tra tutti, soprattutto alla luce dell’apertura, della facilità di circolazione delle informazioni e della rivoluzione tecnologica nella trasmissione dei dati che la comunità globale sta vivendo. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di perseguire finalità oscene o di mera lesione della reputazione discutendo fatti e questioni di cui non si dovrebbe parlare o approfondire, sia da un punto di vista etico, religioso che legale, violando la sacralità e i segreti altrui trasmettendoli pubblicamente per attirare e aumentare le visualizzazioni per gli utenti di questi account.
Per quanto riguarda la terza violazione attribuita all’imputata, il Medico di Kafr El-Dawar, che consiste nell’essersi falsamente spacciata per specialista in ginecologia e ostetricia nonostante fosse solo una dottoressa con fellowship nella stessa disciplina. Ciò comporta l’inganno e la fuorviante informazione del pubblico dei pazienti con una qualifica professionale contraria al vero, oltre a una concorrenza sleale nei confronti di altri medici specialisti, secondo quanto accertato nel rapporto di verifica istruttoria redatto dall’Amministrazione del Trattamento Privato di Kafr El-Dawar