Il Ministero delle Risorse Umane e dello Sviluppo Sociale ha svelato le caratteristiche di un nuovo progetto normativo, che mira a stabilire un quadro completo per il rilascio di licenze e l’accreditamento dei fornitori di servizi di sicurezza e salute sul lavoro.
Il progetto, presentato tramite la piattaforma “Consulta Pubblica”, intende porre fine all’era delle pratiche individuali non regolamentate, sottoponendo tutte le persone e gli enti operanti in questo settore vitale a un sistema unificato di licenze e accreditamenti, che copre i settori pubblico, privato e non profit.
Il regolamento in bozza stabilisce che nessun ente potrà nominare o impiegare persone nelle professioni legate alla sicurezza e salute sul lavoro, né assegnare loro compiti correlati, a meno che non siano in possesso della necessaria licenza professionale o accreditamento rilasciato dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro. Ciò rappresenta un cambiamento radicale per garantire la presenza di personale qualificato in questo settore.
Secondo la proposta di regolamento, nessuna persona o ente sarà autorizzata a svolgere attività nel campo della sicurezza e salute sul lavoro o a fornire servizi correlati senza una licenza valida, con il divieto di superare l’ambito specificato in tale licenza, sia in termini di professioni che di servizi che è consentito fornire.
Il regolamento conferisce al Ministro delle Risorse Umane e dello Sviluppo Sociale l’autorità di emanare le decisioni e le istruzioni necessarie per attuare le sue disposizioni, garantendo un riferimento unificato per l’applicazione e superando eventuali conflitti potenziali.
Gli enti autorizzati sono tenuti ad adottare misure rigorose per proteggere i dati e le informazioni dei clienti.
Il regolamento stabilisce procedure chiare per le richieste di accreditamento e licenza, fissando il periodo per l’esame delle domande a 15 giorni lavorativi a partire dalla data del pagamento della tariffa.
In caso di rigetto della domanda, il comitato competente deve chiarire le ragioni della sua decisione, concedendo al richiedente il diritto di fare ricorso entro trenta giorni, garantendo così trasparenza ed equità nelle procedure.